AI Overview di Google: cosa devi sapere ora per non perdere traffico e visibilità

Google ha finalmente portato la sua funzionalità di AI Overview (Panoramica IA) anche in Italia. Cosa significa per traffico organico, visibilità e SEO?
ai overview google

Hai lavorato mesi — forse anni — per posizionarti in prima pagina su Google.

Hai scritto articoli ottimizzati, costruito link, curato ogni dettaglio tecnico. Finalmente i risultati arrivano. Le visite aumentano, i clienti anche.

Corso AI

Poi un giorno ti svegli… e tutto cambia.

Sopra il tuo sito, sopra tutti, compare una nuova risposta: sintetica, precisa, firmata direttamente da Google.

È l’AI Overview.
E a quanto pare, è qui per restare.

Il traffico? Inizia a calare.
Le impression? A sparire.
I clic? Rischiano di andare… altrove.

Il tuo lavoro ora compete con l’intelligenza artificiale integrata nella SERP.
Google non è più solo un motore di ricerca: è diventato anche il primo (e forse unico) sito che gli utenti visitano.

Così, senza preavviso, ti ritrovi a farti una domanda che nessuno vorrebbe mai porsi:

“Ma tutto questo sforzo per posizionarmi… è ancora utile?”

Oppure:
“Devo cambiare strategia? E come, esattamente?”

Se anche tu ti sei fatto queste domande, sei nel posto giusto.

Perché in questo articolo analizziamo — con i dati alla mano — cosa sta succedendo davvero nella SERP italiana con l’arrivo dell’AI Overview.
Vediamo chi ci guadagna, chi ci perde e cosa puoi fare tu per evitare il tracollo… o magari cavalcare l’onda.

Ma prima, uno sguardo chiaro e oggettivo allo scenario attuale.

Lo Scenario

Google ha finalmente portato la sua funzionalità di AI Overview (Panoramica IA) anche in Italia. Dal 26 marzo 2025, gli utenti italiani (loggati, over 18) vedono comparire questa risposta generativa in cima alla pagina dei risultati per molte query informative.

Corso AI

La novità ha fatto sobbalzare più di un professionista SEO sulla sedia: di punto in bianco il motore di ricerca “risponde” direttamente alle domande degli utenti, trattenendoli su Google anziché mandarli subito verso i siti web.

Cosa significa tutto ciò per traffico organico, visibilità e strategie SEO?

Dobbiamo davvero preoccuparci (l’algoritmo è “impazzito” di nuovo?) o c’è anche qualche lato positivo?

Analizziamo in dettaglio pro e contro di questa rivoluzione, con un pizzico di ironia ma dati alla mano, e vediamo come i SEO possono adattarsi al nuovo panorama senza farsi tagliare fuori.

Cos’è la AI Overview di Google?

In breve, la AI Overview è un riassunto generato dall’Intelligenza Artificiale che compare in cima a certe SERP (pagine dei risultati). Google la chiama anche Search Generative Experience (SGE) e utilizza un modello di linguaggio avanzato (LLM di nuova generazione, nome in codice Gemini) integrato nel motore di ricerca. Quando la query di un utente lo consente, questo sistema:

  • Analizza la query e raccoglie fonti rilevanti: Google individua l’intento di ricerca e pesca dal suo indice le pagine più pertinenti e di alta qualità, attingendo sia al web sia a fonti strutturate come il Knowledge Graph. Viene così selezionato un insieme di risultati utili (articoli, guide, dati, ecc.) per rispondere alla domanda.
  • Genera una risposta riassuntiva: L’LLM prende i contenuti estratti da quelle fonti (testi, dati, immagini) e li sintetizza in linguaggio naturale, cercando di coprire i punti principali. Google utilizza prompt e vincoli per far sì che l’AI non allucini troppo: in pratica il modello è costretto a basarsi sui contenuti verificati delle fonti trovate, invece di inventare. Il risultato è una risposta articolata in più paragrafi che mira a soddisfare subito la domanda dell’utente.
  • Verifica e cita le fonti: Prima di mostrare il risultato, Google confronta ogni affermazione del riassunto con le fonti originali, scartando ciò che non trova riscontro. Poi “linka” le parti del testo alle pagine web di origine: la Panoramica IA evidenzia porzioni di testo che, se cliccate, portano al sito da cui proviene l’informazione. In pratica ogni frase del riassunto è supportata da uno o più link a siti esterni.

Come appare in pagina?

L’AI Overview è evidenziata da un’etichetta “AI Overview” (o “Panoramica IA” in italiano) ed è visualmente distinta dal resto della SERP.

Include la risposta generativa (spesso con la possibilità di espanderla cliccando “Mostra altro”) e un riquadro con i link alle fonti.

Su desktop il box delle fonti compare di lato, su mobile sotto il testo. Di fatto è una sorta di featured snippet steroideo: anziché un singolo frammento da un solo sito, offre un collage ragionato di informazioni provenienti da più siti, amalgamate dall’AI.

Ecco un esempio concreto di una SERP con Panoramica IA attiva:

Esempio di AI Overview (Panoramica IA) su Google: il box in alto fornisce una risposta generata dall’AI con contenuto tratto da più fonti. In questo caso spiega cos’è il CrossFit, unendo informazioni provenienti da siti come My Personal Trainer e Standout Crossfit (indicati con una piccola icona a forma di link). Notare come i risultati organici tradizionali siano spinti più in basso nella pagina.

Come si intuisce, questa risposta AI occupa parecchio spazio “above the fold” (cioè la porzione iniziale visibile senza scroll) e può includere immagini o bullet point se utili. I risultati organici classici non spariscono, ma sono posizionati sotto questo blocco generativo.

Inoltre Google continua a mostrare link sponsorizzati (annunci a pagamento) sia sopra che sotto la Panoramica AI e, a quanto riportano alcuni analisti, li sta perfino integrando dentro l’esperienza AI in modo nativo – segno che Big G intende monetizzare questa novità mantenendo (se non aumentando) gli spazi adv.

Implicazioni per traffico organico e visibilità del sito

Cosa comporta tutto ciò per chi punta sul traffico organico? Inutile girarci intorno: la prima reazione dei SEO è stata di preoccupazione.

Se Google risponde da solo alle domande, quanti utenti continueranno a cliccare sui nostri risultati? Le prime analisi – soprattutto dal mercato USA dove la feature è attiva dal 2024 – confermano un calo significativo del CTR (click-through rate) sulle ricerche interessate dalle AI Overview. In altre parole, una percentuale più bassa di persone clicca sui risultati organici, perché molti trovano già la risposta che cercavano nel box AI.

Dati concreti?

Questo studio ha confrontato un anno di dati su circa 10k keyword informative: per le query dove è presente la Panoramica AI, il CTR organico medio è crollato dallo 1,41% allo 0,64% anno su anno.

Praticamente dimezzato.

Al contrario, per le query simili senza AI Overview, il CTR organico è addirittura aumentato nello stesso periodo.

Questo indica che le Panoramiche AI tendono a monopolizzare l’attenzione dell’utente (fenomeno simile a quando uscirono i primi featured snippet, che innalzarono i “zero-click searches”). Un’ampia discussione sulla community SEO conferma che “tutti hanno visto calare i CTR” dopo l’arrivo di queste risposte AI.

In particolare, un SEO ha osservato che con l’AIO presente, il vecchio primo risultato organico ora riceve clic come se fosse un quinto posto – effetto del fatto che i link “classici” vengono spinti più in basso.

Effetti sulla visibilità in SERP

Nella pratica quotidiana, questo significa che per molte query informative gli utenti vedono prima la risposta generativa e solo scorrendo trovano i 10 link blu (ammesso che ne abbiano ancora bisogno). La tabella seguente confronta la SERP tradizionale con quella potenziata dall’AI Overview, evidenziando i principali cambiamenti:

AspettoSERP TradizionaleSERP con AI Overview (Panoramica IA)
Attivazione (query trigger)Snippet solo per alcune query; nessun contenuto generativo. Featured snippet e box info appaiono per query semplici o definizioni.Panoramica IA attiva per query informative complesse, spesso long-tail (4+ parole) e domande tipo “cosa/come/quando…”. Generativa, compare solo se ritenuta utile ai fini della query.
Contenuto della rispostaBreve snippet estratto da un solo sito (oppure Knowledge Panel con info da fonti note). Risposta limitata, non sempre completa; spinge l’utente a cliccare per dettagli.Risposta elaborata multi-paragrafo generata dall’AI (modello Gemini 2.0), che combina info da più fonti. Può includere elenchi puntati, immagini e un bottone “Mostra altro” per espandere ulteriormente.
Fonti citateIn caso di featured snippet, è visibile la fonte (un sito) linkata sotto lo snippet. Knowledge Panel mostra fonti (es. Wikipedia) in piccolo.Molteplici fonti evidenziate: un box dedicato elenca 2-3 (o più) siti autorevoli da cui l’AI ha tratto le informazioni. Ogni frase del riassunto è collegata alla relativa fonte; l’utente può cliccare per “approfondire su quel sito”.
Posizione in paginaI risultati organici (SEO) occupano subito la parte alta sotto eventuali annunci. Un featured snippet eventualmente li precede ma di solito è breve.La Panoramica IA occupa gran parte della cima della SERP, spingendo in basso gli altri risultati. Su desktop spesso compare nella colonna principale con a fianco il box fonti (a destra), relegando i link organici sotto questo blocco. L’utente deve scrollare per vedere il primo risultato organico completo.
Click dell’utente (CTR)Relativamente alto sui primi risultati organici (pos. #1 attira la maggioranza dei clic). L’utente clicca uno o più link per soddisfare il bisogno informativo.CTR organico ridotto: molti utenti trovano risposta immediata nell’overview e non cliccano oltre. Un primo risultato organico ottiene molti meno clic di prima (come fosse posizionato più in basso). Aumentano le ricerche zero-click.
Comportamento utenteL’utente spesso apre vari risultati o rifà la ricerca se non trova subito risposta. In generale deve navigare tra siti per avere un quadro completo.L’utente ottiene subito una panoramica completa senza uscire da Google. Può anche interagire con la ricerca in modo più conversazionale (es. tramite suggerimenti di follow-up generati dall’AI). Spesso sente meno bisogno di visitare più siti, a meno che non voglia dettaglio extra o fonti originali.
Opportunità per i sitiVisibilità = click: il sito deve far cliccare l’utente sul proprio risultato per ottenere traffico e farsi conoscere. Un buon snippet poteva dare autorevolezza, ma l’utente doveva comunque entrare nel sito per valore aggiunto.Visibilità anche senza clic: i siti citati nell’AI Overview ottengono esposizione di brand immediata (il nome appare nel box fonti). Se l’utente trova la risposta utile, potrebbe associare quella credibilità al tuo brand. Inoltre, su query complesse l’overview presenta più fonti parallele, dando chance anche a siti che magari non erano top3, e l’utente curioso potrebbe visitarne diversi. (Nota: se il tuo sito è incluso tra le fonti AI, si è visto che sia il CTR organico che quello a pagamento per il tuo brand aumentano leggermente rispetto a non essere inclusi – vedi sezione successiva).

Come si nota, la SERP AI-driven cambia le carte in tavola: l’utente ha più info subito, i siti hanno più difficoltà ad ottenere il clic, ma in compenso c’è una vetrina nuova (il box fonti) su cui competere. Google dal canto suo sostiene che gli utenti con AI Overview sono più soddisfatti e che usano la ricerca più che mai, scoprendo anche nuovi siti.

In effetti, per alcune query la panoramica AI potrebbe stimolare ulteriori ricerche o confronti: Google afferma che, vedendo più prospettive in un colpo d’occhio, l’utente potrebbe visitare più fonti di quante ne avrebbe cliccate con la vecchia SERP.

Ad esempio, prima magari leggeva solo un featured snippet e stop; ora potrebbe aprire due o tre link dal box IA per confrontare punti di vista. Questo scenario “ottimistico” si applica soprattutto a domande articolate, dove l’overview solleva curiosità per approfondire varie sfaccettature.

Viceversa, su query semplici/fattuali, è più probabile che l’utente si accontenti della risposta AI e non clicchi nulla (caso classico: l’overview soddisfa tutto il bisogno informativo in pagina).

Un cambio di comportamento dell’utente

Dal punto di vista user experience, la presenza dell’AI Overview sta modificando le abitudini di ricerca:

  • Meno navigazione diretta: l’utente medio passa più tempo sulla pagina di Google stessa, leggendo il riassunto, invece di cliccare immediatamente un risultato. Google ha introdotto anche pulsanti per rifinire la domanda o fare una sottodomanda con un semplice click, trasformando la ricerca in una sorta di chat di approfondimento. Questo walled garden informativo ovviamente riduce il flusso immediato di utenti verso i siti.
  • Più fiducia in Google (forse): di fronte a una risposta già confezionata, molti utenti tenderanno a fidarsi di Google e ritenere che “la risposta è quella”. Specialmente utenti meno propensi ad approfondire potrebbero non sentire il bisogno di verificare su un sito esterno, a meno di dubbi. D’altro canto, chi è più scafato sa che le AI possono sbagliare: ricordiamo i casi in cui SGE ha fornito consigli assurdi (es. “mangia una piccola pietra al giorno” per i calcoli renali!). In teoria Google ora verifica le info, ma qualche errore può capitare. Un utente attento, notando fonti sconosciute o dati controversi, potrebbe comunque cliccare la fonte per verifica. Insomma, una parte di utenti continuerà a bypassare l’overview e a scorrere la SERP normalmente, ad esempio chi preferisce scegliere da sé la fonte in cui fidarsi. Il risultato però non cambia: gli snippet organici sono più in basso, quindi anche questi utenti “skeptic” dovranno scorrere di più prima di trovare il tuo sito.
  • Query più lunghe e specifiche: sapendo che Google può capire domande molto dettagliate, gli utenti inizieranno (anzi, già iniziano) a formulare query più conversazionali e lunghe. Invece di cercare “strategia marketing B2B 2025” potrebbero digitare “Quali sono le strategie di marketing B2B più innovative per il 2025?”. Si aspettano che Google dia una risposta articolata (e la AI Overview lo farà). Ciò significa più long-tail queries in arrivo, e ogni query lunga è unica -> minor volume per singola keyword ma intenti molto mirati.

Come SEO, dobbiamo dunque tener conto di un doppio binario di comportamento: alcuni utenti (probabilmente la maggioranza su query informative) si fermeranno al risultato AI, altri continueranno a cliccare. In ogni caso, competere per l’attenzione dentro l’AIO diventa cruciale per restare visibili sulla prima schermata.

Pro e contro delle Panoramiche IA (dal punto di vista SEO)

Riassumendo i contro principali:

  • Calodei clic organici: meno traffico verso i siti, specialmente per contenuti informativi generici. Come detto, tutti i dati indicano un calo del CTR organico quando la panoramica IA è presente. Ciò può significare meno visite, meno conversioni, meno impression pubblicitarie per chi monetizza via ADV, ecc. Un vero incubo per chi vive di pageview. Non a caso c’è chi paragona le AI Overviews a un aggregatore divoratore di traffico.
  • Riduzione del ruolo del #1 organico: essere primo su Google per una query importante finora garantiva ottima visibilità. Ora quel posto è “rubato” dall’answer AI. Anche gli annunci pubblicitari potrebbero risentirne: la panoramica attira l’occhio distogliendolo sia dai risultati organici che dai paid (Google stesso ha ammesso che gli annunci integrati nelle AI Overview performano in linea con quelli tradizionali, segno che il totale spazio-attenzione rimane quello e viene solo redistribuito). Insomma, c’è un nuovo competitor in SERP: Google stesso con la sua risposta.
  • Controllo minore sulla presentazione del proprio contenuto: prima, puntavi ad avere un titolo e meta-description accattivanti per convincere il click. Ora, se il tuo sito è usato come fonte dall’AI, l’utente potrebbe leggere un estratto del tuo contenuto senza entrare sul sito. Può sembrare un “furto di contenuto” (anche se citato). Inoltre l’AI può mescolare le tue frasi con altre fonti, quindi il messaggio originale potrebbe diluirsi. In pratica perdi un po’ di controllo su come e in che contesto le tue informazioni vengono presentate.
  • Bias a favore di servizi Google: un aspetto emerso da analisi recenti è che Google tende a inserire propri prodotti/servizi nelle risposte AI. Un’analisi di Ahrefs ha rivelato che il 12% delle pagine citate nelle AI Overview (su certe verticali) appartiene al Google Store, mentre colossi come Amazon, Apple, Samsung stanno sotto il 4%. Inoltre, per ricerche di voli l’AI spesso consiglia direttamente Google Flights, e perfino per query “informazionali” possono comparire prodotti Google (Pixel Watch citato come esempio). Questo suggerisce che Big G potrebbe sfruttare la sua AI per spingere i propri servizi a scapito dei concorrenti. Per i SEO questo è un ulteriore svantaggio: oltre a lottare per emergere, c’è il rischio di venire scavalcati da contenuti proprietari di Google all’interno dell’overview.

Detto ciò, non è tutto nero. Ci sono anche alcuni pro o opportunità da considerare:

  • Nuove possibilità di essere scoperti: Google sostiene che le Panoramiche IA creano nuove opportunità di traffico, soprattutto per query ampie con molte sfaccettature. Siti che magari non erano top 3 su tutti gli aspetti della query potrebbero comunque comparire nel mix dell’AI. L’utente potrebbe scoprire una fonte che non conosceva proprio perché citata nel riassunto. In più, come detto, su query complesse l’overview potrebbe invogliare a cliccare più link per confrontare diverse prospettive, generando più visite distribuite (anziché tutto il traffico al primo risultato, un po’ di traffico va a tre siti diversi). Questo può avvantaggiare siti di nicchia autorevoli su un sotto-argomento specifico della query.
  • Brand awareness: apparire tra le fonti citate ti dà visibilità di marca immediata. Anche se l’utente non clicca subito, vede il tuo nome associato a quell’informazione. È un po’ come essere menzionati come esperti in un articolo: rafforza la reputazione. Studi indicano che quando un brand è incluso nell’AI Overview, gli utenti tendono a fidarsi di più anche di eventuali risultati di quel brand nella pagina (es. se hai anche un annuncio AdWords presente, l’utente che ha visto il tuo nome nel snippet AI è più propenso a cliccare sull’ad). In effetti i dati Seer mostrano che quando un sito era presente nell’overview AI, il suo CTR organico su quella query saliva dallo 0,74% all’1,02%, e il CTR dell’eventuale annuncio passava da ~7,9% a ~11%. Non si diventa ricchi con quell’1% in più, ma insomma è meglio essere dentro che fuori.
  • Utenti più felici (e ricerche più complesse): se l’AI Overview realmente migliora l’esperienza utente, questo potrebbe indirettamente giovare anche ai siti di qualità. Un utente che trova subito le informazioni base potrebbe poi voler approfondire aspetti particolari, fare nuove domande, e in generale fare più ricerche (come afferma Google). Ad esempio, uno che cerca “come investire in criptovalute” e legge l’overview forse poi cerca anche “migliori piattaforme di trading regolamentate” o clicca il link di un sito autorevole menzionato per saperne di più. Siamo ancora nelle prime fasi, ma è possibile che il volume di ricerche totali aumenti grazie a queste risposte AI (Google lo spera e i suoi dati iniziali negli USA paiono confermarlo). Più query possono voler dire più opportunità di apparire, se si presidiano le giuste nicchie.
  • Focus sulla qualità: un “effetto collaterale” positivo è che la presenza dell’AI potrebbe premiare di più i contenuti migliori. Google, per evitare figuracce, vorrà pescare dall’AI Overview solo informazioni corrette e autorevoli. Quindi i siti con E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) alto hanno chance maggiori di essere scelti come fonti. Chi produce contenuti superficiali o dubbi sarà ignorato dall’AI (e probabilmente anche penalizzato in organico, come succede da sempre). Insomma, la nuova SERP potrebbe alzare l’asticella qualitativa generale: “Google sta cercando il meglio del meglio per rispondere alle domande: se il vostro sito fornisce quel meglio, verrà premiato… Chi invece puntava su tattiche SEO superficiali o contenuti riempitivi rischia di perdere terreno”. In questo senso, per chi ha investito seriamente in contenuti validi non è una catastrofe ma uno stimolo a continuare su quella strada (vedi prossima sezione sulle strategie).

In sintesi, la AI Overview cambia le regole del gioco SEO: penalizza chi si accontentava di prendere click su risposte semplici e generiche, ma può premiare chi offre approfondimenti di qualità e autorevolezza. Vediamo allora come adattare le strategie SEO a questa nuova realtà.

Strategie per adattarsi all’era dell’AI (SEO AI-friendly)

Di fronte a una SERP dove l’AI la fa da padrone, i SEO devono evolvere. Non serve stracciarsi le vesti o sperare che Google faccia marcia indietro (spoiler: non lo farà), meglio incanalare le energie in nuove tattiche. Ecco una serie di consigli pratici – una sorta di checklist SEO AI-first – per continuare a competere efficacemente:

  • Crea contenuti di qualità superiore, con forte E-E-A-T: Insistiamo su questo punto perché è fondamentale. Punta su contenuti originali, approfonditi, scritti da esperti. Dimostra esperienza diretta quando possibile (includi esempi, case study, aneddoti reali) ed enfatizza l’autorevolezza citando dati, studi e fonti affidabili. Ogni affermazione importante dev’essere verificabile. Un contenuto con alto valore informativo ha molte più chance di essere selezionato dall’AI come base per il suo riassunto. Inoltre, se il tuo testo è accurato, riduci il rischio che l’AI travisi qualcosa: un errore tuo può essere amplificato dal riassunto AI e causare danni di credibilità al tuo brand. In breve, ora più che mai content is king, e dev’essere re per davvero (non un usurpatore 😉).
  • Rispondi direttamente alle domande degli utenti: Una best practice è strutturare i contenuti in forma di domanda/risposta. Prevedi le query chiave del tuo pubblico e assicurati che nel testo ci sia una sezione che risponde in modo conciso. Ad esempio, inizia l’articolo con un paragrafo che riassume la risposta principale (“In breve: X è Y, perché… etc. Nei paragrafi seguenti vedremo i dettagli”). Questo approccio stile FAQ aiuta sia l’utente sia l’AI: Google potrà più facilmente estrarre quella frase iniziale chiave per la Panoramica. Molti SEO già ottimizzavano per i Featured Snippet con questa tecnica: continua a farlo, perché funziona anche per l’AI. Se l’AI pesca la tua frase diretta per rispondere alla domanda, il tuo sito verrà citato chiaramente come fonte. (E avrai la soddisfazione di aver “suggerito” le parole all’algoritmo!).
  • Organizza i contenuti con titoli e sottotitoli chiari: La struttura della pagina è cruciale sia per gli utenti che per Google. Usa heading (H1, H2, H3) descrittivi e pertinenti alle query. Ogni sezione dovrebbe coprire un sotto-argomento specifico. Questo migliora la leggibilità e permette all’AI di capire meglio dove trovare le risposte alle varie sotto-domande. Ad esempio, se hai una guida completa, suddividila in sezioni come “Che cos’è …?”, “Come funziona …?”, “Vantaggi di …”, ecc. Così se l’utente cerca una di quelle domande specifiche, Google troverà esattamente la sezione e potenzialmente la userà nel riassunto. Strutturare bene = insegnare all’AI dove pescare.
  • Formatta con liste, tabelle ed elementi digeribili: Le Panoramiche AI spesso presentano elenchi puntati o numerati per riassumere passi, consigli, pro/contro, ecc. Se il tuo contenuto contiene già liste ben fatte, c’è una buona probabilità che l’AI le incorpori o si ispiri ad esse. Esempio: un articolo “10 modi per migliorare la sicurezza in casa” con una lista 1-10 potrà essere riassunto punto per punto nella risposta AI. Le liste sono facili da sintetizzare e leggere, quindi usale quando ha senso. Anche tabelle di confronto chiare possono aiutare (magari l’AI non riprodurrà la tabella tale e quale, ma capirà velocemente i punti chiave da estrarre). In generale, spezzetta l’informazione in blocchi logici (liste, paragrafi brevi, evidenziando concetti chiave in bold) – rendi il contenuto AI-ready.
  • Integra dati strutturati (Schema markup): Anche se il riassunto AI viene generato principalmente dal testo, fornire markup strutturato è comunque utile. Schema.org per FAQ, HowTo, definizioni, recensioni ecc. aiuta Google a comprendere la semantica dei tuoi contenuti. Ad esempio, marcare una sezione Q&A col FAQ Schema segnala ufficialmente al motore che lì c’è una domanda e risposta ben definita: l’AI potrebbe attingere direttamente da lì per avere la risposta breve e affidabile da mostrare. Idem per HowTo (passi di una procedura) o schema di prodotto (specifiche tecniche, prezzi, etc.): se la tua pagina è ben strutturata, alimenti l’AI con dati più certi. In altre parole, renditi leggibile anche per le macchine. Ciò non garantisce di essere usati dall’AIO, ma di certo male non fa e mantiene anche le tue rich snippet tradizionali (che continuano a comparire accanto all’overview quando pertinenti).
  • Cura gli aspetti tecnici (crawl, performance): Immagina l’AI di Google come un “lettore vorace” che deve scansionare e leggere il tuo sito velocemente per includerlo nel suo riassunto. Se il tuo sito è lento, con risorse bloccate, pop-up intrusivi o – peggio – contenuti dietro login, l’AI potrebbe evitarlo. Assicurati quindi che Googlebot possa crawlarlo e indicizzarlo senza ostacoli. Niente noindex accidentali, niente blocchi su risorse importanti, e occhio alla velocità (Core Web Vitals). Una buona salute tecnica non incide direttamente su cosa l’AI scrive, ma influenzasulla scelta delle fonti: se il tuo competitor è più accessibile, magari verrà preferito al posto tuo. Inoltre, da sempre, un sito tecnicamente solido tende a posizionarsi meglio – e i segnali SEO tradizionali contano ancora anche per finire in un’AI Overview.
  • Monitora Search Console e analytics: In questa fase di transizione, tieni d’occhio i tuoi dati. Google Search Console al momento non indica esplicitamente “questa pagina è stata mostrata in una Panoramica IA”, ma puoi dedurlo osservando le metriche. Ad esempio, se su alcune query noti un forte aumento di impressions senza aumento di clic (o un calo marcato di CTR), proprio dal periodo di lancio dell’AIO, probabilmente dipende da lei. Segmenta le query informative e confronta il prima vs dopo per CTR e posizione media. Inoltre alcuni tool SEO (es. Semrush Position Tracking) stanno introducendo filtri per monitorare la presenza in AI Overview. Usa questi dati per capire dove stai perdendo click e dove magari li stai guadagnando come fonte AIO. In base a ciò, potrai aggiustare il tiro: ad esempio se vedi cali di CTR, prova a rendere più invitanti i tuoi snippet (meta description che incuriosiscono l’utente con qualcosa che l’AI non ha detto, titolo più orientato al click umano). Oppure, se noti che una certa query ti porta tante impression via AIO ma pochi click, chiediti cosa potresti aggiungere alla pagina per spingere l’utente a entrare (vedi punto successivo). In breve, data-driven approach: misura l’impatto dell’AI e reagisci di conseguenza, invece di andare alla cieca.
  • Punta sulle query lunghe (long-tail) e di nicchia: Come detto, aumenteranno le ricerche iper-specifiche. Questo in realtà è un terreno fertile per SEO agili: meno concorrenza diretta, volumi minori ma conversioni spesso più alte (chi cerca una cosa precisissima spesso è molto interessato). Analizza le domande dettagliate che i tuoi utenti o clienti fanno frequentemente. Molte di queste diventeranno query su Google. Crea contenuti che rispondano proprio a quelle domande complesse. Ad esempio, se noti che tanti clienti chiedono “Come integrare la mia piattaforma X con l’ERP Y mantenendo i dati sincronizzati in tempo reale?”, valuta di scrivere un articolo tecnico o una guida su questo. Sarà un contenuto di nicchia, magari con poche visite mensili, ma altamente rilevante – e se qualcuno lo cerca su Google, è probabile che la AI Overview userà proprio il tuo testo per rispondere (citandoti come fonte autorevole). Insomma, be the expert delle domande difficili: meno volume ma anche meno competitor e più possibilità che l’AI ti peschi.
  • Offri valore aggiunto oltre la risposta breve: Questo è fondamentale. Chiediti sempre: “Se Google riassume il mio contenuto in 2-3 frasi, che motivo avrà l’utente di cliccare per leggere il resto?”. Devi fornire quel motivo nel tuo contenuto! Ad esempio aggiungi casi studio, esempi approfonditi, opinioni originali, oppure offri qualcosa che l’AI non può mostrare direttamente: un video, un infografica, un tool interattivo, un PDF scaricabile (es. checklist, whitepaper). La Panoramica IA al momento è solo testo e immagini statiche: non può incorporare video, non può far usare un tool, non può dare un PDF. Quindi se il tuo articolo ha quel qualcosa in più, l’utente interessato dovrà venirlo a prendere sul tuo sito. In pratica, non limitarti alle basi – spingi la tua competenza e utilità su un livello che l’AI non può facilmente replicare. Questo consiglio valeva anche prima, ma adesso è questione di sopravvivenza: il basic content lo copre Google direttamente, tu devi brillare per profondità o unicità.
  • Considera l’uso (strategico) dei meta tag “anti-preview”: Google considera la Panoramica IA come una estensione del classico snippet/preview del tuo contenuto. Dunque, come per i featured snippet, hai la possibilità di limitare quanta parte del tuo testo può essere usata. Puoi farlo con meta-tag come max-snippet (che impone un limite di caratteri) o nosnippet (che vieta del tutto di mostrare estratti). Se per ragioni di business non vuoi assolutamente che Google “riassuma” il tuo contenuto (pensa a siti di news a pagamento dove il clic è vitale), potresti usare queste direttive. Ad esempio impostando max-snippet: 120 consenti forse una frase ma non l’intero paragrafo. Attenzione: questa mossa va valutata con cautela. Se il tuo snippet è troppo corto, l’AI potrebbe scartare la tua fonte del tutto. Rinunci a essere presente nell’overview e probabilmente anche a quel (poco) traffico che avrebbe generato. Nella maggior parte dei casi conviene lasciare che Google utilizzi liberamente il testo, monitorando poi i risultati. Una via di mezzo è rendere ben visibile il tuo brand nel testo: se citi il nome dell’azienda o prodotto all’interno di frasi chiave (in modo naturale), anche se l’AI mostra quel pezzo, il tuo nome emergerà. Otterrai visibilità di marca anche senza clic. Insomma, usare nosnippet totale oggi è come togliersi dal gioco; meglio giocare e vedere come va, intervenendo solo se i dati mostrano un trend negativo irrecuperabile.
  • Mantieni un approccio proattivo e informato: L’introduzione delle AI Overview è solo l’inizio. Google continuerà a evolvere l’esperienza AI in SERP, con aggiustamenti di UI, nuove feature (magari evidenziare in giallo le parti della risposta meno sicure, o far scegliere all’utente diversi stili di risposta, chi lo sa). Potrebbe arrivare una vera e propria “modalità AI” a schermo intero con la chat (già intravista in lab) che stravolgerà ulteriormente lo scenario. Insomma, prepariamoci a un cambiamento continuo. L’unica costante sarà la necessità di restare aggiornati. Segui le fonti autorevoli (blog Google, Search Engine Land, esperti SEO su LinkedIn e Twitter), sperimenta in prima persona le nuove funzioni, e condividi risultati con la community. Essere tra i primi ad adattarsi ai nuovi cambiamenti ti darà un vantaggio competitivo. In altre parole: la SERP è viva e in metamorfosi: il bravo SEO è quello che evolve con essa, non contro di essa!

Abbiamo visto molte tattiche: dall’ottimizzazione on-page classica rivisitata in chiave AI, al content marketing avanzato, fino a considerazioni di content design e scelte editoriali strategiche. In definitiva, si tratta di raddoppiare l’attenzione all’utente (fornendo contenuti migliori, più utili, completi e con extra) e al tempo stesso “pensare come l’AI” (strutturare e semantizzare i contenuti in modo da insegnare all’algoritmo cosa dire di te).

Cosa fare e cosa evitare (do & don’t nella SERP con IA)

In sintesi dalle strategie sopra, possiamo estrarre alcuni DOs (cose da fare) e DON’Ts (cose da evitare) chiave per non farsi tagliare fuori dalla nuova SERP potenziata dall’AI:

✔ DO: Focus su qualità e affidabilità – Pubblica contenuti migliori dei tuoi competitor, verifica i fatti, cita fonti. Diventa tu la fonte autorevole che l’AI non può ignorare.

✔ DO: Struttura e semantica – Organizza i tuoi testi con titoli chiari, paragrafi tematici, liste. Usa markup schema per aiutare Google a capire. Facilita il lavoro sia agli utenti che all’algoritmo (ricorda: “stiamo insegnando al modello AI cosa dire agli utenti riguardo al nostro argomento”).

✔ DO: Valore aggiunto – Offri qualcosa in più che non entra in un riassunto: approfondimenti, media ricchi, strumenti, opinioni originali. Dai all’utente un motivo concreto per venirti a trovare dopo aver letto l’overview.

✔ DO: Monitoraggio e adattamento – Tieni d’occhio metriche di traffico e CTR. Sperimenta modifiche (es. meta description intriganti) se vedi cali. Sfrutta i dati per capire come l’AI sta influenzando il tuo settore e reagisci rapidamente.

✔ DO: Pensa “AI-first” – Quando crei nuovi contenuti, chiediti: come apparirebbe questo in una Panoramica IA? Sto rispondendo a ciò che l’utente chiede? Sto facilitando una possibile citazione? Questo mindset ti aiuterà a non farti cogliere impreparato.


✘ DON’T: Testi prolissi o fuffa – Contenuti generici, introduzioni inutili, filler SEO vecchio stile (“nel presente articolo parleremo di…”) vanno dritti nel dimenticatoio. L’AI sintetizza; se il succo del tuo testo è poco o arriva dopo 3 scroll, Google troverà un altro che va al punto. Sii conciso nelle parti chiave, approfondisci altrove.

✘ DON’T: Ignorare errori o imprecisioni – Un piccolo errore nel tuo articolo può diventare un grande problema se finisce nel riassunto AI, facendoti fare brutta figura. Fai un fact-check rigoroso. L’AI amplificherà sia il buono che il cattivo del tuo content: assicurati che sia (quasi) tutto buono!

✘ DON’T: Dimenticare il branding – Se il tuo marchio/azienda è importante, cerca di menzionarlo nel testo in modo naturale. Evita che l’AI prenda solo parti anonime del tuo contenuto. Vuoi che l’utente colleghi quelle info a te. (Ovviamente, non forzare il nome ogni riga, ma neanche zero menzioni).

✘ DON’T: Bloccare l’AI senza motivo – Mettere nosnippet sul tuo sito per paura di “furto” potrebbe farti sparire dai giochi. A meno che tu abbia un modello di business specifico (es. contenuti paywall) o casi particolari, evitare l’overview è peggio che apparirci. Piuttosto, lascia l’AI indicizzare e poi vedi se riesci a trarne vantaggio.

✘ DON’T: Fermarsi all’on-page – L’avvento dell’AI non elimina gli altri fattori SEO. Continua a curare backlink di qualità, presenza social, community, e tutte quelle attività di marketing che costruiscono reputazione off-site. Google valuterà sempre l’autorità complessiva di un dominio. Inoltre, diversifica le fonti di traffico: se il search organico dà segni di calo, investi di più in newsletter, social, referral – insomma, non mettere tutte le uova SEO in un unico paniere algoritmico.

Conclusioni: SEO nell’era delle AI Overview

L’arrivo delle AI Overview di Google in Italia segna un cambio di paradigma per la ricerca online. Da un lato gli utenti ricevono informazioni più ricche e immediate (diciamolo: è comodo avere un mini-report pronto in cima alla pagina), dall’altro i proprietari di siti vedono ridursi l’opportunità di catturare quei click preziosi. Come ogni rivoluzione tecnologica, porta sfide ma anche opportunità. I professionisti SEO devono ripensare le proprie strategie: le vecchie ricette non bastano più, ma i principi base rimangono validi.

In fondo, Google sta cercando di soddisfare al meglio le domande degli utenti – e per farlo ha bisogno dei nostri contenuti. Questo significa che il contenuto utile e di qualità è più importante che mai. La forma in cui viene fruito sta cambiando, ma la sostanza (dare valore all’utente) resta il faro da seguire. Chi saprà creare il meglio del meglio sull’argomento vedrà le proprie informazioni rilucere anche nell’AI Overview, con tanto di citazione e – si spera – un flusso di utenti interessati in arrivo. Chi invece puntava su trucchetti SEO e contenuti mediocri dovrà cambiare marcia o rischia di sparire nel nuovo panorama in cui l’AI setaccia e unisce solo le info più rilevanti.

In definitiva, la SEO non è “morta” per colpa dell’AI (come qualcuno paventa), ma sta evolvendo rapidamente. È un po’ come passare dalla radio alla TV: il tuo “show” può ancora avere successo, ma devi adattarlo al nuovo mezzo. I SEO italiani si trovano ora in questa situazione: accogliere il cambiamento, studiarlo e sfruttarlo a proprio vantaggio. Con la giusta combinazione di creatività, analisi dei dati e aggiornamento continuo, possiamo continuare a portare risultati anche nell’era delle AI Overview – e magari dormire sonni più tranquilli sapendo che, qualsiasi cosa inventi Google, noi saremo pronti a rispondere (ottimizzati a dovere 😉).

Fonti:

Corso AI
  • Google Search Central – “AI Overviews and your website”, guida ufficiale.
  • Google Keyword Blog – “AI Overviews in Search”, annuncio espansione Europa.
  • Search Engine Land – “Google rolls out AI Overviews in EU regions”, B. Schwartz.
  • Search Engine Land – “Google AI Overviews spiked during March 2025 core update”, D. Goodwin.
  • Seer Interactive – “Google AIO Impact – CTRs at all time low”, T. McDonald.
  • Reddit r/SEO – discussione “Google AI Overview CTR impact”.
  • Semrush KB – “SERP Features: AI Overview”.
  • Approfondimenti italiani: “Google AI Overview in Italia: impatto sulla SEO”, DeepSEO; “Ora che AI Overview è in Italia, cosa aspettarci?”, R. Serra.

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